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Il comune di Ticineto appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Storia

Non si sa con esattezza la data di fondazione di Ticineto, ma la tradizione vuole che anticamente si chiamasse "Villaro" e che sorgesse più a nord dell'attuale paese, verso Frassineto, intorno ad una fattoria romana, di cui si sono trovati i resti solo alcuni decenni fa.

Qualche storico pavese, tra cui il Chiesa, autore della "Vita di San Siro", sostiene che Ticineto prima si chiamava "Villario" e che fu San Siro di Galilea, primo Vescovo di Pavia, vissuto intorno al 50 d.C., a convertirne gli abitanti al Cristianesimo e a mutargli il nome in "Ticineto" diminutivo di "Ticinum" antico nome della città di Pavia.
Un altro storico pavese afferma che Ticineto, quasi sicuramente, fu colonia dei "Ticinesi", cioè degli antichi Pavesi.
Il Saletta, storico casalese, dice che il nome sarebbe da attribuire al fatto che il territorio di Ticineto era popolato da numerosi alberi di tasso (taxum in latino) da cui "Taxinetum" e poi Ticineto.

Comunque sia pare certo che Ticineto esistesse già dal X secolo d.C. nel luogo dove è ubicato attualmente, che facesse parte del Marchesato di Breme e che fosse una "curtis" cioè un luogo importante dove si amministrava la giustizia da parte dell'Imperatore o dei suoi Vassalli.
Anche la presenza del forte ed imponente castello, situato ad est di piazza F.lli Tabucchi e la Chiesa di S.Andrea (l'attuale Annunciata) retta dai canonici di Mortara e antica parrocchiale di Ticineto, ne testimoniano l'importanza.
Il primo documento in cui viene espressamente nominato Ticineto, è il diploma dell'Imperatore Ottone I datato 25 gennaio 964. In esso il Sovrano dona molti territori, tra i quali Breme, Frassineto e Ticineto, al Conte Aimone, suo amato e fedele vassallo, capostipite dei Conti di Cavaglià e parente di Arduino d'Ivrea.

I Cavaglià, di parte ghibellina, furono Signori di Ticineto e di Frassineto fino al 1390, quando Giovanni Radicati di Cocconato sposò Antonia di Cavaglià che gli portò in dote il feudo.
I Radicati, Conti di Cocconato, furono investiti da Federico I Barbarossa di molti castelli e luoghi tra la Marca di Monferrato e lo Stato di Savoia; nel 1413 l'Imperatore Sigismondo diede facoltà ai Radicati di Cocconato di chiamarsi anche "Conti di Ticineto".
In seguito Ticineto passò ai Paleologi, Marchesi di Monferrato, che lo possedettero fino al 1536. A tale riguardo non si può tacere il modo doloso con cui il Marchese Guglielmo IX Paleologo , nell'ottobre del 1507, si impadronì di Ticineto: egli mandò il suo futuro cognato, il Duca di Alençon, in Italia al seguito del suo Re Lodovico di Francia, in visita di cortesia ai Radicati nel loro Castello di Ticineto con una scorta di sedici cavalieri francesi. Appena i Francesi furono entrati nell'abitato, difeso a ovest della "Cerca" il grande fossato colmo d'acqua, lo stesso Marchese Guglielmo vi fece irruzione con duecento soldati e occupò e distrusse completamente il Castello, lasciando in suo luogo solo un cumulo di rovine.
Pochi giorni dopo il Marchese di Monferrato si faceva giurare fedeltà dagli uomini di Ticineto, all'interno della Chiesa Parrocchiale. A nulla valsero le proteste dei Radicati presso l'Imperatore per riavere il loro feudo.
Il Marchese Guglielmo in seguito lo acquistò e lo donò alla moglie, la Marchesa Anna di Alançon, che, dopo varie vicissitudini, lo lasciò alla figlia Margherita, moglie del Duca Federico II Gonzaga di Mantova.

Dopo tale periodo molti furono i Consignori di Ticineto, che si spartirono, acquistandole, le terre del feudo; tra di essi i Cane, i San Giorgio di Biandrate, i Langosco San Giorgio, gli Schiappacaccia, i Bobba, i Del Carretto fino ai Ferrari di Casale che, nella persona di Paolo Francesco, ottennero il titolo di "Conti di Ticineto". Correva l'anno 1686.
Durante il 1600 Ticineto, come gli altri paesi intorno, subì le conseguenze della guerra tra Francesi e Spagnoli nel territorio di Casale.
Con le devastazioni sopraggiunse la peste a fare strage di abitanti e molto frequenti erano i saccheggi di cibo e di bestiame da parte degli Spagnoli. Nel 1642, un quartiere di cavalleria spagnola, arrivato a Ticineto, saccheggiò anche la Chiesa, asportandone i paramenti ed i vasi sacri per portarli nello Stato di Milano.

Nel 1700 il Rettore della Parrocchia, Don Ippolito Tabucchi, con l'aiuto delle Compagnie devozionali, allora molto numerose, del feudatario Conte Ferrari e di alcuni notabili ticinetesi, rimodernò completamente la Chiesa parrocchiale dotandola di nuovi altari e balaustre, di nuove campane, di statue, di stucchi, di quadri e di arredi sacri, rendendola così bella e così preziosa da essere dichiarata in seguito monumento nazionale.
Anche le altre due Chiese esistenti, San Pietro Martire e l'Annunciata, sedi delle loro rispettive Confraternite, furono abbellite in quel periodo e conservano ancora, quasi intatte, le testimonianze dell'impegno dei Priori e dei Confratelli, come pure gli antichi Oratori campestri della Beata Vergine della Neve e di San Rocco, mostrano le tracce dei restauri subiti e delle cure dei fedeli.

Nel 1786 l'ultimo Conte Ferrari vendette il feudo di Ticineto al cognato Commendator Giovanni Morelli di Popolo che, l'anno dopo, ottenne da Vittorio Amedeo di Savoia di potersi fregiare del titolo di Marchese. Il nuovo Signore instaurò eccellenti rapporti con la popolazione e mise a buon fine nel 1790 un importante opera: l'esecuzione di una mappa catastale di tutto il territorio di Ticineto e dei relativi "Sommarioni" descrittivi.
Poco dopo, anche in Piemonte, si fecero sentire gli effetti liberatori della Rivoluzione Francese: vennero aboliti i privilegi feudali e di conseguenza il potere dei feudatari. Ticineto, come molti altri luoghi, aderì alla Repubblica Francese: era il 21 Piovoso 1799 cioè il 13 febbraio dello stesso anno; nel 1804 divenne capoluogo dei comuni viciniori e nel 1806 ottenne di essere sede della "giudicatura di pace" o pretura.

Nel 1868, in una via chiamata "Contrada dell'Olmo", nacque Consolina Mesturini, la futura madre di Cesare Pavese.